TROPPO NAPOLETANO

 

TROPPO NAPOLETANO

Titolo originale: Troppo napoletano Regia: Gianluca Ansanelli Con: Serena Rossi, Luigi Esposito, Gennaro Guazzo, Salvatore Misticone, Giovanni Esposito, Gianni Ferreri, Nunzia Schiano. Genere: Comico, Commedia Durata: 95 min. Nazione, anno: Italia 2011. Uscita: 07 aprile 2016.

TROPPO NAPOLETANO – SINOSSI E RECENSIONE

TROPPO NAPOLETANO – SINOSSI
Quando il suo ex marito, un popolare cantante neomelodico, perde la vita lanciandosi dal palco per fare stage diving, Debora (Serena Rossi) si preoccupa per suo figlio Ciro (Gennaro Guazzo) di undici anni. Il ragazzino sembra molto turbato, al punto da non mangiare più neanche il ragù domenicale. Angosciata la madre lo porta da Tommaso (Gigi), psicologo dell’infanzia timido e imbranato. Il dottore scoprirà però che a turbare Ciro non è solo la perdita del padre, quanto piuttosto le sue prime inquietudini amorose. I due faranno così un patto: lo psicologo aiuterà il bambino a conquistare la sua amata compagna di classe, mentre lui gli darà una mano per farlo fidanzare con sua madre…

Troppo Napoletano

Troppo Napoletano mentre Tu Vuo Fa o’ Notorius BIG

TROPPO NAPOLETANO – RECENSIONE

Dopo il vino doc e i prodotti tipici, ecco la nuova frontiera della valorizzazione del territorio: il cinema regionale, che nulla inventa, tanto banalizza e che risulta troppo concentrato sulla territorialità (in questo caso Napoli) fino all’aridità.

A Troisi e Benigni hanno spesso rinfacciato di non essere comprensibili e di parlare troppo stretto. Però loro raccontavano storie originali, ricche di creatività. Luciano De Crescenzo ha raccontato Napoli nei vari film sul professore Bellavista non scadendo mai nel luogo comune, ma offrendo sempre spunti nuovi tanto nell’elogio quanto nella critica.

Troppo napoletano è un film che ha una trama degna dei film di Nino D’Angelo col caschetto biondo, e una quantità di luoghi comuni che banalizza il genio creativo di una città per nulla scontata come Napoli. E poi fa una cosa terribile: gioca sulla concetto che un ragazzino, se cicciotto, fa per forza simpatia. Un po’ come si faceva con Bruno Sacchi nei Ragazzi della Terza C. Per la cronaca Fabrizio Bracconeri (Bruno Sacchi) è uno scatenato supporter di Fratelli d’Italia, partito notissimo per la tenerezza e la simpatia.

L’humor del film è quello medio dei recenti film italiani, che qualche risata la strappa sempre, ma che fa cadere le braccia per la totale assenza di genio e voglia di rischiare, infiocchettato bene ma che una volta aperto non regala sorprese. A

Raffaele Palumbo

Author: Raffaele Palumbo

Figlio non riconosciuto di Virginia Woolfe e Irvine Welsh, fu concepito nella peggiore toilette della Scozia la notte in cui il Muro di Berlino cadde nel Cielo Sopra Berlino. Ama scippare alle poste, fare l'aperivita fra Corso Como 10 e il Frida, trollare sul web. Dopo aver donato il fegato ai peggiori bar di Caracas si è laureato in Lettere Moderne all'Università Federico II di Kagoshima corrompendo tutti i prof. col frutto dei suoi scippi. Nella vita si occupa di tecnologia e umorismo. È bipolare. Non vede i refuusi.

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