TUTTO MOLTO BELLO

Tremate, Paolo Rufini fa sul serio

Regia di: Paolo Ruffini. Interpreti: Paolo Ruffini, Frank Matano, Gianluca Fubelli, Nina Senicar, Ahmed Hafiene, Chiara Francini, Paolo Calabresi, Chiara Gensini, Pupo, Angelo Pintus Titolo originale: Tutto molto bello Genere: commedia. Durata: 90 min. Nazione, anno: ITA, 2014. Uscita: 9 ottobre 2014.

TUTTO MOLTO BELLO – SINOSSI E RECENSIONE

TUTTO MOLTO BELLO – SINOSSI

Giuseppe e Antonio sono uno l’opposto dell’altro. Giuseppe 33 anni ha un infinito senso del dovere, lavora all’Agenzia delle Entrate e per questo è odiato da molti, in primis da tutta la famiglia della moglie Anna per aver inflitto una salatissima “stangata” al padre Marcello. Ad aggravare ulteriormente la situazione, nell’occasione del controllo fiscale Giuseppe gli ha pure messo incinta la figlia. Antonio 28 anni, scanzonato, socievole e generoso, sembra vivere in un pianeta parallelo in cui avere sempre fiducia del prossimo è la cosa più naturale. Se Giuseppe non da mai del tu a persone appena conosciute, Antonio non fa altro che affibbiargli dei nomignoli. I due si incontrano in ospedale davanti alle culle dei rispettivi neonati e iniziano una involontaria fuga ricca di incontri, travestimenti gag e zuffe.

FRANCES HA – VI DICIAMO LA NOSTRA

Tanto per non creare inutile suspense: il film non fa ridere. E non lo diciamo perché abbiamo la puzza al naso, perché ci piacciono solo le commedie raffinate, elevate, sofisticate. Ci conoscete, ormai! Abbiamo venerato film che critici tromboni non avrebbero neppure toccato con un bastone, quindi dai! Ma qui il problema è un altro: sebbene non siamo amanti dei cinepanettoni, a tratti questi ultimi sanno essere divertenti. Certo, non punteranno alla raffinatezza di una sceneggiatura arguta, ma, qua e là, riescono ad affidarsi all’estro del bravo comico o all’improvvisatore nato, e la pagnotta riescono a portarla a casa. Qui niente: non c’è comicità fisica, non c’è comicità verbale, non c’è un improvvisatore degno di tal nome. La storia si limita a trascinarsi penosamente tra un tentativo abortito e l’altro di far ridere coi mezzi più penosi, da situazioni scopiazzate da commedia USA a battute e doppi sensi quasi surreali nella loro scontata pochezza. Insomma: immaginate il vostro amico meno divertente in assoluto, sbronzo, che sale sul tavolo a raccontare una barzelletta vecchia. La sensazione è questa.

Ovviamente non parliamo di regia. La cinepresa segue a malapena l’azione e il livello è quello di una sitcom nostrana di serie C. Un velo di omertoso silenzio anche sul cast, davvero troppo maltrattato dalla confezione, per poterne parlare male. Li aspettiamo tutti, fiduciosamente, in un altro più dignitoso contesto.

Ciò non toglie che, come per la sua opera prima Fuga di Cervelli, magari anche questo capolavoro di pochezza sfonderà al botteghino, regalandoci l’inevitabile Opera Terza. Ma forse un Dio esiste, e magari col metà del budget si potrebbe far tornare a far film registi talentuosi che da anni pagano il fio di avere talento, ma non appeal televisivo.

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Author: Raffaele Palumbo

Figlio non riconosciuto di Virginia Woolfe e Irvine Welsh, fu concepito nella peggiore toilette della Scozia la notte in cui il Muro di Berlino cadde nel Cielo Sopra Berlino. Ama scippare alle poste, fare l'aperivita fra Corso Como 10 e il Frida, trollare sul web. Dopo aver donato il fegato ai peggiori bar di Caracas si è laureato in Lettere Moderne all'Università Federico II di Kagoshima corrompendo tutti i prof. col frutto dei suoi scippi. Nella vita si occupa di tecnologia e umorismo. È bipolare. Non vede i refuusi.

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