ADDIO A JOAN RIVERS, “MAD DIVA”

È deceduta ieri sera all’età di 81 anni la strega cattiva della stand up USA.

Gigante nella comicità americana, se n’è andata dopo un’agonia di alcuni giorni, dovuta a un infarto che ha avuto durante una semplice operazione chirurgica alle corde vocali, cui era seguito un coma farmacologico. Il decesso avvenuto alle ore 1:17 è stato comunicato dalla figlia Melissa, che ha inoltre dichiarato, “La gioia più grande di  mia madre era far ridere la gente. Anche se è difficile farlo adesso, io so che il suo ultimo desiderio è quello di ritornare a ridere presto“.

JOAN RIVERS – GLI ESORDI

Proveniente da una famiglia ebraica russa, Joan, vero nome Joan Alexandra Molinsky, era nata a Brooklyn, New York, nel 1933. Negli oltre 55 anni di carriera come attrice comica, la Rivers si era guadagnata un posto d’onore fra le Leggende della tv made in USA. La sua comicità, che a essere buoni possiamo definire irriverente, ha influenzato enormemente alcune generazioni di stand up femminili – come suggeriscono gli amici di Comedy Bay; vi dice nulla il nome di Sarah Silverman? – ma non solo: il mitico Louis C. K., ad esempio, l’ha fortemente voluta nel suo show.

Come accade spesso in Italia, la stampa sta riportando la morte della Rivers indicandola una “leggenda della tv”, parlando quasi esclusivamente delle ultime polemiche per le sue battute sul presidente Obama, dimenticando completamente il fatto che fu una delle prime attrici comiche a usare lo stesso linguaggio “sporco” riservato a lungo ai soli colleghi maschi. In questo la folgorazione fu vedere il grande Lenny Bruce sul palcoscenico mentre lei andava ancora al college (“Mi confermò che stavo andando verso la strada giusta prima che me lo dicesse qualcun altro”).

Giusto per dirne una sugli esordi, negli anni ’50 interpretò una lesbica innamorata della sua amica nello spettacolo teatrale Driftwood, assieme a una sconosciuta Barbra Streisand, per sei settimane di repliche. Fondamentale fu la sua formazione a The Second City, il teatro di improvvisazione che ha formato una buona fetta dei comici a stelle e strisce. Come riportato dal libro del commediografo Jeffrey Sweets Something Wonderful Right Away, secondo la Rivers quell’esperienza, seppur breve e spesso faticosa, aveva influenzato tutta la sua carriera: “Quando eravamo a Chicago tutti noi di Second City vivevamo in uno stato di grazia, e nessuno aveva intenzione di fare il passo successivo, perché si sarebbe scaduti immediatamente nel commerciale e tutto ciò che era commerciale non era Arte”. Ma – come riportato da Mike Thomas nell’interessantissimo The Second City Unscripted (The Second City, La Culla della Comicità in uscita a novembre anche nelle librerie italiane, Sagoma Editore) – il caratterino di Joan Rivers non le permise di integrarsi al meglio a Second City. Riporta, a questo proposito, il parere di Bernard Sahlins, cofondatore di Second City nel 1959 insieme a Howard Alk e Paul Sills: “Joan Rivers e David Steinberg sono state le persone più complicate con le quali abbia lavorato. Non che fossero cattivi o ostili. È che trovavano difficile dividere con altri le luci della ribalta”.

JOAN RIVERS – L’ASCESA

Apparve in numerosi comedy club di New York nel decennio successivo finché non riuscì ad entrare nello storico programma The Tonight Show, quando era ancora condotto da Jack Paar. La svolta nella sua carriera avvenne quando subentrò Johnny Carson, nel 1965, dopo averla notata nelle “candid camera” nel ruolo fisso dell’esca per i gonzi, e poi nel programma The Ed Sullivan Show, dove la Rivers fu spesso ospite e a volte anche autrice – è pura verità che scrisse il materiale comico per Topo Gigio durante la sua trasferta americana. Sfruttando la sua popolarità, nel 1968 Joan riuscì a produrre un suo talk show personale, That Show with Joan Rivers, che durò però una sola stagione. Ebbero molto successo, invece, due album comici – com’era abitudine in quel periodo – intitolati The Next to Last Joan Rivers Album e Rivers Presents Mr. Phyllis & Other Funny Stories.

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Il Cast di Second City del 1961: dall’alto in senso orario Anthony Holland, Bill Alton, Joan Rivers, Hamilton Camp e Avery Schreiber.

JOAN RIVERS – IL SUCCESSO

Negli anni ‘70, la Rivers apparve in numerosi show comici e di varietà, con colleghi da rabbrividire: per il programma The Electric Company, in onda sulla PSB, lavorò assieme a Mel Brooks, Gene Wilder e Zero Mostel al cartone animato The Adventures of Letterman (1972-1977); scrisse il film per la televisione The Girl Most Likely to… (diventato, come raramente accade, un cult fra gli appassionati), andato in onda sulla ABC nel 1973; poi debuttò alla regia nel 1978 con il primo film su un uomo incinto, interpretato dall’amico Billy Crystal, anche lui al debutto, intitolato Rabbit Test. Esplose come ospite fissa nei maggiori programmi televisivi, fra cui il Tonight Show dove fu battezzata “la figlia di Johnny Carson”, e, all’apice della carriera (quando cioè era all’apice della carriera e il suo nuovo album comico, What Becomes a Semi-Legend Most?, era in cima alle classifiche e ricevette una nomination ai Grammy Award) fu conduttrice di una puntata del Saturday Night Live nel 1983 (assieme a Eddie Murphy e Joe Piscopo; la Rivers per l’occasione fece una imitazione obesa di Elizabeth Taylor per lo sketch dei pantaloni Calvin Klein, avviando così la prima delle proteste della Taylor per le sue battute).

Nella seconda metà degli anni ’80, la Rivers fu al centro di una polemica per aver scelto di lavorare per la Fox per condurre The Late Show (ben prima che diventasse, nel 1993, il David Letterman Show) quando, allo stesso tempo, era stata appena assunta nel programma di Johnny Carson come autrice: accettando il talk show alla Fox divenne infatti diretta rivale di Carson. Il “padre” dei talk show non gliela perdonerà mai, e l’avventura con il programma durò solo un anno e finì in tragedia: accadde che la Rivers sfidò i dirigenti della Fox che volevano licenziare il marito Edgar Rosenberg, che era il produttore dello show, e la Fox risolse la cosa licenziando entrambi, una umiliazione che portò il marito a una depressione sfociata in suicidio, nel 1987.

Joan riprovò con uno show tutto suo negli anni successivi: il The Joan Rivers Show (1989–1993) vinse un Emmy e la sua carriera ripartì nuovamente. L’amore per il lavoro di comedian l’ha sempre spinta ad andare avanti, con la voglia di scherzare sopratutto su se stessa – sopratutto sui lavori di chirurgia plastica ai quali si è ripetutamente sottoposta (“Ho fatto così tanta chirurgia plastica che quando morirò donerò il mio corpo alla Tupperware”) e sulla vecchiaia (l’anno scorso da Letterman, “Voi uomini invecchiate meglio delle donne. C’è chi ha più problemi di altre. Non farò nomi: Goldie Hawn. Mi chiede sempre, ‘Diresti mai che ho una figlia adulta?’, vorrei rispondere, Sì!!, E’ bella, ma è vecchia. Ha un anno più di me, quindi 108.). Negli ultimi anni lavorò molto con la figlia Melissa – prima su E! Entertainment Television, per il red carpert dei Golden Globe, e poi per gli Academy Award – e dal 2010 al 2014 fu opinionista di moda delle celebrità, nel suo stile, nel programma di E! chiamato Fashion Police.

I cineasti Ricki Stern e Anne Sundberg le hanno dedicato un bel documentario, Joan Rivers: A Piece of Work (2010), dove l’attrice veniva “pedinata” per 14 mesi durante il suo lavoro di stand up, durante il suo settantaseiesimo anno di vita. Veniva mostrato che niente è mai abbastanza vecchio, e la Rivers splendeva in tutta la sua enorme energia e ferocia nelle sue battute. Nel recensire il film, Roger Ebert scrisse sul Chicago Sun Times: “Penso che sia affascinante e molto divertente, ma è molto di più. È il ritratto di una donna che non accetta la sconfitta, che non ha freni, che continua a mettersi alla prova..  una donna coraggiosa e testarda, pungente come una rosa, superbamente abile“.

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