ADDIO A MARIO MARENCO

Dopo Gianni Boncompagni, un altro arboriano ci ha lasciato oggi: all’età di 85 anni è morto Mario Marenco: arboriano nel senso di Renzo Arbore e della sua banda di personaggi comici stralunati che fece la scuola della radio assieme a Giorgio Bracardi, a cominciare da “Alto gradimento”, storico programma che per un decennio, dal 1970 al 1980 (tranne per un paio di anni di stop), ha intrattenuto gli spettatori con l’umorismo demenziale e apparente mancanza di filo logico.


Arbore lo ha così ricordato oggi: “[Era un] Genio assoluto: mai conosciuto un umorista più dotato, meglio di quelli del passato e del presente. Io e Boncompagni lo abbiamo sempre considerato il numero uno. Mario aveva una caratteristica: la modestia terribile che lo caratterizzava”.

Gli inizi


Ma prima di essere scoperto da Arbore nel ’70, Marenco, foggiano di nascita, aveva avuto un curriculum notevole e fuori dal mondo dello spettacolo: vissuto a Bari fino alla maturità e a Roma dagli anni 60, con una parentesi milanese nella fase in cui era un architetto e un design di grido, Marenco ricordava i tempi migliori, quelli di Alto gradimento, senza troppa enfasi: “Incontrai Boncompagni per strada a Stoccolma, ero con un amico napoletano che lo conosceva e me lo presentò”. Era il periodo in cui Marenco, dopo la laurea in Architettura a Napoli, girava il mondo per master e specializzazioni: Helsinki, Colonia, Stoccolma, Chicago (nella scuola razionalista di Mies van der Rohe), New York, Sydney.

Il debutto televisivo e il successo

Debuttò in televisione nel programma “Il buono e il cattivo” (1972), a fianco di Cochi e Renato quando era già stato catturato da Arbore & Boncompagni per la radio: sarà il colonnello Buttiglione («Io mi piego ma non mi spezzo, mi spiego»?), il comandante Raimundo Navarro, astro nauta involontario della navicella Paloma secundo di menticato in orbita da «ocho años» («Puerca vaca, cornudones, maldidos, ricchiones…»), il poeta triste che parodiava, forse senza saperlo, Sanguineti e la neoavanguardia. E poi: il chirurgo Anemo Carlone, attento soprattutto all’onorario; Aristogitone, il professore pugliese di un liceo scientifico («Quarant’anni di duro lavoro in mezzo a queste quattro mura scolastiche»!) e Verzo il suo allievo romano che in clima di contestazione urlava «no» a tutto, compreso «er nozzzionismo sfrenato ne’ e scole de l’Angola». E il playboy da quattro soldi Vinicio, il cleptomane napoletano Pasquale Zambuto, il maestro Torvajanica esperto di canti etnici e la Sgarambona detta Sgaramba o Sgara, zitella dalla voce sexy e cavernosa.

Il segreto del successo

Una serie di divertenti “voci” inventate da un genio visionario e fantastico. “Nasceva tutto improvvisato a furia di chiacchiere, strilli e divertimento. Si andava a orecchio e a braccio e le cose nascevano così, vattelappesca…”. Certo, a sentire le interviste più recenti di Arbore e del compianto Boncompagni, sembra che abbiano fatto tutto loro, ma in verità gli autori erano quattro, perché il contributo di Bracardi e Marenco fu fondamentale. Dopo la radio, divenne un volto fisso nei programmi cult come “L’altra domenica” (1976-79), “Sotto le stelle” (1981-82), “Indietro tutta” (1987-88).

Marenco al cinema

Al cinema funzionò poco, nonostante era nel cast del film “Il pap’occhio” (1980) e in un paio di film del “Colonnello Buttiglione” e di alcuni “stracult” come “I carabbinieri” (1981), dove era l’uomo dello scandalo del Metano, “Vigili e vigilesse” (1982). Ma Marenco era consapevole di non avere una formazione d’attore, e rifiutò di lavorare con Federico Fellini nel film “La città delle donne” nel 1979. Tentò, tuttavia, nel 1993 con Andy Luotto a portare sul palcoscenico una versione de “La strana coppia” di Neil Simon, ma senza grande successo. Così non ebbe il successo sperato la riproposta di “Alto gradimento” nel 1998. Da spettatore, l’ultima volta che vidi Marenco fu a fianco di Nino Frassica nel 2004, maresciallo dei carabinieri, in un paio di puntate di “Don Matteo”: Marenco era un quasi silenzioso colonnello dell’arma.

Intervistato dal Corriere della sera nel 2010, rimasto solo, senza molto lavoro, ricordava con malinconia quando “Ai tempi, andavamo girellando come pazzi con Boncompagni oppure buttavamo oggetti sulle macchine con Bracardi. Già da piccolo ero un ragazzino impertinente che faceva un po’ lo scemo per le strade di Bari e a Roma ho cominciato a essere più molesto, facevo dei gran versacci nelle orecchie delle ragazze che passavano, una specie di grugnito terribile che le lascia va disorientate. Non ho smesso, lo faccio ancora adesso, se capita. Il mio amico pittore mi dice che qualche volta mi prendo una bastonata in testa”.

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