ADDIO A MICKEY ROONEY

Hollywood è in lutto, una delle sue colonne è volata in cielo. E’ morto infatti Mickey Rooney, proprio lui che sembrava essere immortale.

Muore a 93 anni, dopo averne 90 passati magistralmente sul palcoscenico. “Entertainer” dall’energia apparentemente illimitata, basso e dal naso schiacciato, definito dallo storico David Quinlan “una girandola umana”, Mickey Rooney è stato un volto fisso negli schermi del cinema americano per oltre 80 anni di attività quasi ininterrotta.

La sua scomparsa, avvenuta ieri a Los Angeles, arriva due mesi dopo quella di una sua collega con la quale condivise lo scettro di bimbo prodigio negli anni Trenta, Shirley Temple, ma a differenza della mitica “Riccioli d’oro”, ritiratasi negli anni Quaranta, il vecchio Rooney aveva iniziato molto prima la sua carriera e si è praticamente conclusa con la sua scomparsa. Rooney è stata la star del cinema più longeva in assoluto, superando un’altra grande attrice di Hollywood, Lillian Gish (scomparsa a cento anni nel 1993). E ora che non c’è più, la sua stella sarà ricordata come una delle più grandi di sempre. Basti pensare che la sua “stella” nella “Hollywood Walk of Fame“, la strada dove ci sono i nomi dei grandi dello spettacolo, è stata incisa in ben tre categorie: cinema, televisione e radio. Il pubblico più giovane lo ricorderà come uno dei tre custodi del film “Una notte al museo“, del 2006, dove formava un terzetto da 239 anni totali con Dick Van Dyke e Bill Cobbs, conquistando così le nuove generazioni, eppure Rooney era stato messo sul palcoscenico a quindici mesi di vita dal padre Joe Yule, attore di varietà assieme alla moglie Nellie, e avvierà la sua carriera a Hollywood all’età di sei anni, nel 1926.
Fu scelto infatti per interpretare la versione cinematografica di un fumetto di successo dell’epoca, Mickey McGuire, sbaragliando oltre duemila candidati e interpretando, a cominciare da “Mickey’s Circus”, del 1927, oltre settanta cortometraggi prima muti e poi sonori fino al 1936. Arriverà a cambiare il suo vero nome, Joseph Yule Jr, in quello del suo personaggio che lo rese famoso, finché, libero da contratti e scritturato dalla potente MGM, assunse il nome d’arte “Mickey Rooney”.

Alla Metro fu protagonista di una nuova serie cinematografica, la famiglia di Andy Hardy, iniziata nel 1937 con “Affari di famiglia“: il personaggio di Andy era quello del bravo ragazzo cui interessavano solo donne e motori, due passioni che spesso lo mettevano nei guai; la serie ebbe un grande successo anche perché rispecchiava pienamente l’ottimismo dell’american way of life, lo stile di vita americano (dell’epoca) sul quale il presidente Franklin Roosevelt insisteva, e sui cui valori doveva basarsi, come l’amicizia, la competitività, l’onestà, il rispetto etc. e soprattutto la famiglia. Nei quasi quindici film girati, furono non poche le attrici di futura fama che si fecero le ossa, fra cui Judy Garland, Lana Turner, Esther Williams etc.

Al di là della serie di Andy Hardy, l’enfant prodige Rooney gira due film che lo consacrano a divo assoluto: “Capitani coraggiosi” (1937), dove è a fianco di Spencer Tracy e Lionel Barrymore, e, ancora con Tracy, in “La città dei ragazzi“, girato nel 1939, un anno fortunato per lui perché riceverà la prima nomination all’Oscar per il classico “Ragazzi attori“, realizzato in coppia con Judy Garland, e per un premio speciale, l’Oscar giovanile (una categoria che oggi non esiste più), che Rooney condivide con Deanna Durbin, “per il loro significativo contributo nel portare sullo schermo lo spirito e la personificazione della gioventù, e come giovani interpreti che hanno stabilito alti livelli di abilità e risultati“. A 19 anni, poteva già vantare una nomination e un premio Oscar speciale!

Il decennio successivo degli anni Quaranta, soprattutto quelli della Guerra, per la quale servirà persino il servizio militare nel 1944, intrattenendo i commilitoni alla Radio, sarà molto importante: la sua vita privata, fra l’altro, comincerà ad essere burrascosa sposando, nel 1942, l’attrice Ava Gardner. La vita matrimoniale si sbriciolerà dopo neanche un anno, e quello con la Gardner sarà il primo di ben otto matrimoni. Al di là delle pareti domestiche – sulle quali i giornalisti torneranno molto spesso – l’attore diventò il re del Box Office, grazie anche ai film interpretati con la Garland e alla serie di Andy Hardy, ed a titoli come “La commedia umana” (1943) “Gran Premio” (1944), finché non troverà ostacolo con l’entrata nelle file delle commedie per famiglie di alcuni nomi come la coppia Abbott & Costello (Gianni e Pinotto), diventata nel giro di pochissimo la coppia re assoluta del botteghino fino agli inizi degli anni Cinquanta, e un’altra coppia, meno prolifica ma comunque di notevole successo, formata da Bing Crosby e Bob Hope. Interpretando il ruolo di un giovanotto ottimista, Rooney crescendo si rimise in gioco in vista di questo calo di popolarità (e di un brusco calo di offerte) proponendosi come attore caratterista nelle commedie militari che in quel momento andavano per la maggiore. Esplosivo come sempre, volendo anche sopra le righe, è stato un memorabile sergente nel divertentissimo “Off limits – proibito ai militari” (1957), con star Jack Lemmon, e, in coppia con il mitico Buddy Hackett, uno dei matti all’inseguimento del tesoro nascosto nel classico – nel vero senso della parola – “Questo pazzo pazzo pazzo mondo” (1963).

Oltre al genere comico, Rooney ha interpretato con notevole risultato anche film drammatici come “Il terrore corre sull’autostrada” (1954) e soprattutto “Faccia d’angelo” (1957), in cui interpreta il ruolo di un gangster psicopatico.

In seguito, l’attore continuerà la sua lunga carriera fra alti e bassi, senza mai fermarsi, tra tv, night club, cinema, teatro (ricordiamo un suo personale trionfo a Broadway, nel 1979, con “Sugar Babies“, un revival del varietà che festeggiò oltre 1200 repliche nell’agosto del 1982..), con alle spalle ben quattro nomination all’Oscar, e, in aggiunta al citato Oscar Giovanile, una statuetta alla carriera nel 1983, due Golden Globe, un Emmy vinto nel 1982 con “Bill”, film per la tv dove interpreta un ritardato, ben nove figli su otto matrimoni, persino un doppiaggio per i “Simpson”, finché, citando una biografia di Arthur Marx, anche le nove vite di Mickey Rooney si sono esaurite chiudendo per sempre una straordinaria carriera.

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