LOUIS DE FUNÈS NE FA CENTO

Il grande comico Louis De Funès avrebbe compiuto 100 anni. Era nato infatti il 31 luglio 1914 a Courbevoie, nella Francia settentrionale.

Non potevamo dimenticarci di lui: fra i grandi comici francesi, come Jacques Tati, Fernandel, Bourvil, Coluche, il comico De Funès ha conquistato una fetta di popolarità enorme, tanto che al culmine della sua carriera, fra gli anni Cinquanta e Sessanta, 10 dei 50 maggiori incassi nella storia del cinema francese erano interpretati da lui. Non ha mai interpretato un ruolo drammatico, né si è cimentato nella regia, al massimo collaborava alla sceneggiatura grazie anche alla complicità dei suoi colleghi – fra cui lo stesso Bourvil. Se Fernandel è probabilmente più famoso oggi grazie all’intramontabile serie dei “Don Camillo”, De Funès è ancora tutto da scoprire, regalando allo spettatore la scelta di un titolo qualsiasi con lo stesso gusto di scegliere il cioccolatino preferito nella scatola della sua lunga filmografia: il cioccolatino vi esploderà fra le mani sporcandovi dalla testa ai piedi. E ne riderete come matti, perché quello era il cinema di De Funès.

Sorta di Groucho Marx gallico con la personalità di un furetto impazzito, De Funès conquistò velocemente la popolarità con il suo personaggio schizzato vittima degli eventi che si complicano terribilmente, che ha perfezionato con un’abilità mimica facciale incredibile: contraendo occhi e bocca trasmetteva dubbio, astuzia, lussuria, ignoranza e fastidio, esplodendo in quelle spassose momenti di collera che lasciava sbalorditi. Con un’aria quasi rassegnata tipica del francese che borbotta parole incomprensibili, De Funès si agitava vivace apparentemente sopra le righe ma, come notò un giornalista francese che visitò un suo set alla fine degli anni Cinquanta, “Faceva delle improvvisazioni, le provava e riprovava ancora, poi partiva a razzo, rifaceva la scena e (una volta girata) si fermava definitivamente. Era lui stesso uno spettacolo da guardare e la troupe doveva faticare per cercare di non scoppiare a ridere“. Con quell’aria fintamente tranquilla da ragioniere, l’attore in realtà saltava in aria come la cassa di dinamite di Willy il Coyote con un controllo del corpo e dei ritmi comici semplicemente perfetti: la parola “esilarante” è stata creata per descrivere in una parola il cinema di Louis De Funès.

Il suo centenario è stato celebrato ovviamente in Francia con una rassegna inaugurata lo scorso febbraio alla galleria du Crous di Parigi, e a fine aprile, in una piccola parte del castello di Clermont, a Le Cellier, l’ultima dimora di de Funès, è stato aperto un museo tutto per lui. Ma, altrove, è stato completamente dimenticato. Eppure ha tutte le carte in regola per essere messo negli scaffali giusti dei grandi comici del Novecento, perché alla pari di Chaplin, Keaton, Laurel e Hardy, il piccolo De Funès era una di quelle persone nate per essere un clown nel vero senso della parola. Cosa più importante e che pochi hanno notato, pochi suoi film sono invecchiati male o hanno perso smalto: il ritmo serrato e la velocità dei dialoghi – e grugniti – lo rendono ancora modernissimo e divertente.

defunes2Come si è detto, nasce cento anni fa da genitori di origine spagnola, e si forma precoce come abile pianista, ma nel mondo del lavoro entra giovanissimo come pellicciaio. La sua professione però non dura a lungo perché il giovane Louis preferisce il mondo del cinema, ed è infatti nella scuola superiore “Louis-Lumière”, che i genitori decidono di iscriverlo nel 1932. Studia come operatore assieme a Henri Decaë, futuro direttore della fotografia di molti film dello stesso Louis. Durante la Seconda Guerra Mondiale, decide di alternare la carriera di pianista nei locali notturni con quella dell’attore di giorno, formandosi ai corsi di recitazione di René Simon, uno dei più prestigiosi di Parigi, assieme a Daniel Gélin, che diventerà uno dei più noti attori francesi. La scalata al successo è piuttosto lunga.

Dopo i primi ruoli da comparsa e le prime particine senza particolari exploit – si citano ad esempio “La regina Margot” (1954), dove è l’astrologo René, o “La traversata di Parigi” (1956),  di Claude Autant-Lara, dove è Mr Jambier, il droghiere, “Il montone a cinque zampe” (1954), con Fernandel, – alla fine degli anni Cinquanta ha le sue prime grandi occasioni: è infatti attore protagonista nei film Omicidio a pagamento (1957) e La legge del più furbo (1958) che lo consacreranno, tanto che il settimanale “France Dimanche”, il 20 settembre 1957 titola, “Louis de Funès, l’attore più divertente di Francia“. Nel 1959 viene anche nel nostro Paese dove gira Totò, Eva e il pennello proibito e I tartassati, entrambi diretti da Steno. Il comico francese conosce bene Totò, in quanto gli aveva prestato la voce nelle edizioni francesi di alcuni suoi film; tuttavia, ricorda l’attore Giacomo Furia, il principe De Curtis era frastornato dall’esuberanza del collega francese. “La comicità di De Funès sconvolgeva Totò. Ricordo che mi diceva, ‘Quello è pazzo, quello è pazzo…’ Penso che si infastidisse anche perché ci vedeva poco. De Funès girava in francese, e già questo per Totò era una difficoltà, poi seguirlo…”
grande-vadrouille-07-gMa il comico francese è un fiume in piena: gira Vacanze a Malaga nel 1958 (uscito in Italia solo nel ’69) che ottiene un certo successo al botteghino, ben 2 milioni e mezzo di franchi, seguito da Io… mio figlio e la fidanzata (1960), Un cadavere in fuga (1961), Bandito sì… ma d’onore! (1961), tutti ruoli divertenti che saranno surclassati da una serie di film che De Funès girerà con il regista Jean Girault: I tre affari del signor Duval (1963), Faccio saltare la banca (1964) e Una ragazza a Saint-Tropez (1964), il primo di una serie dove il comico francese è a capo di una squadra di gendarmi pasticcioni, protagonisti di altri cinque film non tutti della stessa qualità. Tuttavia ottiene un sorprendente successo al botteghino; in Francia è primo in classifica con 7,8 milioni di spettatori. E i film che ebbero maggior incasso possono tranquillamente formare un’ideale antologia dei suoi film migliori: Colpo grosso ma non troppo (1965) e Tre uomini in fuga (1966), in coppia con Bourvil, sono i primi incassi in Francia e conquistano quasi trenta milioni di spettatori,  Io, due figlie, tre valigie, secondo incasso del 1967, ne conquista quasi sette, seguito da Le grandi vacanze, con otto milioni di spettatori nello stesso anno, e Si salvi chi può, quasi sei milioni nel 1968. Grande successo ottenne anche la serie di Fantomas, il ladro trasformista al quale il commissario De Funès dà la caccia, film del 1964 piuttosto inverosimile ma divertente, seguito da altri due film.
Alterna il cinema al teatro: già nel 1961 porta sulle scene “Oscar“, scritto da Claude Magnier, poi portato nel cinema dallo stesso De Funès nel film Io, due figlie, tre valigie nel 1967 e poi riportato a teatro sempre da lui nel 1971 (e rifatto da John Landis con Sylvester Stallone), con oltre 400 repliche.

4173712wyiwvDi carattere un po’ timido, non molto socievole e si dice anche troppo parsimonioso, De Funès fuori dal set si dedica poco alla sua vita familiare e passa molto tempo nel giardino di casa a coltivare le sue amate rose. “Se non avessi fatto l’attore, sarei stato un ottimo giardiniere“, dichiarò una volta, e infatti sembra che quella fosse la sua vera grande passione. La sua salute purtroppo peggiora velocemente, e negli anni ’70 deve rinunciare ad alcuni progetti. Fra questi, De Funès avrebbe tanto voluto girare un film comico muto, un desiderio sfumato per tanti motivi, anche per la paura dei produttori a tornare al passato. E’ la stessa motivazione che diedero a Totò, anche lui desideroso di girare un film senza parole – una scommessa difficile e vinta da pochi colleghi contemporanei, come Jacques Tati e l’americano Mel Brooks. Eppure entrambi sarebbero stati grandi, tanto erano talentuosi nella arte della pantomima anche se il comico francese fece della comicità verbale la sua fortuna. Il cuore malato frenò ogni sua attività e a parte alcune sporadiche eccezioni, non felicissime come gli ultimi film della serie dei Gendarmi, De Funès si ritirò a vita privata. Nel 1980, Jerry Lewis gli consegnò di persona il César come consacrazione di una carriera che decollò velocemente e si fermò solo per una salute che il 27 gennaio 1983, al terzo infarto, decise di portarselo via all’età di 68 anni, privando il mondo di un genio comico assoluto.

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